Recensioni di "Lost In Translation"

Nella sua consapevole e fortemente voluta marginalità, stabilire se sia vocazione o condanna è lasciato alla personale interpretazione di ognuno, Andrea Vascellari non ha avuto difficoltà nel trovare sodali per "Lost in Translation", in cui ha chiesto a titolari di sigle come, tra le altre, Lycia, Rivulets, Zelienople, Tram, Dakota Suite, Coastal di tradurre in inglese i testi originali di alcune delle canzoni già pubblicate come Lullabier, riarrangiate per sola chitarra acustica, sfondo ambientale e linee vocali sottolineate, perpetuando quella decisa virata in direzione slowcore sancita dal precedente "Osservazione rilassamento e assenza di giudizio" e a cui vengono più marcatamente ricondotti anche brani apparsi in "Fitoterapia". Nella mai discussa coerenza dell'insieme, spiccano in una sequenza di semplice, forse elementare, bellezza, Escape, Icarus, Twilight, a scivolare in un profilo folk di una nitida malinconia che si sublima nella totale, disillusa, desolazione di Gleam, ma non si rifiuta qualche apertura a scenari per inquietudine miti, esemplari Snow, Animals, forse anche la rassegnazione di Desire. Per chi non può prescindere dal supporto fisico, fosse pure CDR, sono un'assurdità, data la qualità del disco, le appena 26 copie disponibili, bel dono per gli altri il gratuito download da Andrea elargito. (Blow Up)

Slowcore è termine che ben descrive l'andare sonoro di Andrea Vascellari, un musicista che sa giungere al centro dell'anima e lentamente riesce a risalire portando con sé la poesia che lì giaceva intatta. Dopo un anno di silenzio Lullabier torna a recitare i suoi intimi racconti incastonati di silenzio, accordi di chitarra e droni e lo fa a più voci, utilizzando i testi tradotti in inglese delle sue canzoni. Traduzioni eseguite da suoi simili, appartenenti a quel mondo acustico che sa diluirsi lungo i percorsi dolcemente solitari del songwriting: Tara Vanflower, Mark Rolfe, Brian John Mitchell, Nathan Amundson, Brian Przybylski, Matt Christensen, Paul Anderson, Chris Hooson e Jason T. Gough. Lullabier ne ha scelti nove, tra i suoi preferiti, e li ha invitati a proseguire e tradurre un percorso di intimità non solo sonora, aggiungendo così sfumature diverse ad un racconto sospeso tra il sogno e la poetica legata ad una modalità romantica che profuma di nebbia e fitta boscaglia. Rising for the moon. (Rockerilla)

È decisamente un punto d'arrivo, questo "Lost in Translation", per Andrea Vascellari, "il" cantautore slowcore italiano per eccellenza, abbastanza solo da noi nel suo genere per dover trovare conforto all'estero: per questo disco, si è avvalso della collaborazione di una lista piuttosto impressionante di personaggi (Mark Rolfe dei Lorna, Tara Vanflower dei Lycia ecc.), che hanno tradotto per lui i testi di canzoni edite, ma riarrangiate seguendo il gusto degli esordi del progetto Lullabier: acustica e field recording.
Il risultato è gradevolmente terapeutico, con quel pizzico di distacco dai testi, dato dalla lingua straniera, che rende più facile l'ascolto, soprattutto dato lo stile "ascetico", ultra-minimalista di Andrea, che in lingua nativa può risultare respingente.
Dal punto di vista strettamente musicale, gli arrangiamenti ai minimi termini richiamano placidi moti ondosi e lontani echi di tempesta, alla maniera dei Kings Of Convenience più introversi, o dell'ultimo Matt Elliott.
Si tratta, insomma, di un punto d'arrivo, ma anche di partenza, per Andrea, davvero ispirato nell'interpretazione del suo repertorio, per come azzecca i piccoli accorgimenti con cui sottolinea i passaggi dei suoi brani (l'uso della voce in "Bonds", il suono "sitaristico", liturgico della chitarra in "Fire" e "Desire", e così via). (OndaRock)

Nella penombra a lui più congeniale e in maniera del tutto eccentrica rispetto alla “scena” (?) indipendente nazionale, Andrea Vascellari coltiva ormai da qualche anno con Lullabier l’ambizioso obiettivo di realizzare una credibile proposta slow-core cantata in italiano. Ne ha dato prova nel suo ciclo di album (il più recente “Osservazione rilassamento e assenza di giudizio” risale al 2014), che anche grazie ai suoi contatti, da puro estimatore del genere, con alcuni dei suoi principali interpreti internazionali, ha avuto modo di essere conosciuto e apprezzato all’estero sicuramente più di quanto non lo sia stato in patria.
Da tutto ciò nasce l’idea, in qualche misura uguale e contraria, sottostante a “Lost In Translation”, raccolta di brani già dello stesso Vascellari, affidati all’interpretazione e, appunto, alla letterale traduzione, da parte di nove artisti stranieri. È stato un po’ come restituire alla sua originaria dimensione comunicativa un linguaggio musicale invece non senza fatica piegato alla lingua italiana.
E anche se non tutte le versioni sono perfettamente fedeli (pare che qualcuno dei partecipanti si sia limitato a usare una traduzione automatica!), il delicato intimismo dei brani di Lullabier rivive in una varietà di forme diverse grazie a una schiera di artisti di grande valore, che spazia da Tara Vanflower dei Lycia a Jason Gough dei Coastal, passando per Nathan Amundson, Chris Hooson, Matt Christensen e altri ancora. Ciascuno aggiunge la propria sensibilità a brani che vivono di vita nuova, pur continuando a brillare del tocco lieve dell’artista italiano; così, ciascuna canzone potrebbe ben essere scambiata per un originale dei vari Lorna, Dakota Suite, Rivulets, etc., dalla dimessa introspezione di Hooson all’aggraziata fluidità pop di Mark Rolfe, dalle fragili linee acustiche di Hooson ai torpori crepuscolari di Matt Christensen.
Benché l’operazione sottostante a “Lost In Translation” fosse, in fondo, non meno difficile di quella condotta da Vascellari nella sua lingua natale, la riuscita è sorprendentemente piacevole, un regalo (nel formato digitale) da parte di un appassionato del genere ad altri appassionati che sapranno senz’altro apprezzarlo. (Music Won't Save You)

Oi Amici! Eccoci tornare a segnalare con decisa vocazione difficile un disco che apparentemente, così ad un primo ascolto pare pure facile. Non sarebbe, però, corretto liquidare come “semplice” il nuovo lavoro di Lullabier.
L’artista di Vittorio Veneto (estremo nord-est della provincia di Treviso) ha chiesto a 9 musicisti stranieri di tradurre 9 pezzi già precedentemente editi in italiano dallo stesso slowcorer veneto. Il risultato è una raccolta di pezzi riscritti e riarrangiati in maniera minimale e minimalista: voce, chitarra acustiche, elettronica.
La musica, così vicina a Low e altre band slowcore, è intensa e densa nonostante i pochi suoni utilizzati ed è, infine, sicuramente difficile per i pochi riferimenti lasciati a chi ascolta oltre alle poche parole e ancor meno note che tratteggiano i paesaggi sonori di Lullabier. (Musica Difficile Italiana)

Proving that slowcore is alive and well, Lullabier’s “Lost In Translation” is a powerful, moving album. Reminiscent of similar slowcore bands like Low and a kinder version of Codeine, the exploratory sensibility of the group keep things quite engaging. Crisp, folk-infused arrangements flow throughout the album. Throughout the album Lullabier lets elements of folk, rock, and dream pop comes together to develop into a serene swirl of sound. Lyrics have a poetic quality to them as they seemingly evaporate into the air. 
A blissful organ opens the album off on a note of grandeur with “Escape”. From there a spry and simple yet effective beat take hold. Rather touching in its temperament is the reflective work of “Icarus”. The deliberate pacing of “Bonds” makes it one of the album highlights. With a gorgeous chorus the song has a peaceful meditative quality to it. Nimble guitar work adds to the tactile, emotional impact of the sound. Languid rhythms reveal themselves on the sleepy style of “Snow”. Easily the highlight of the album “Snow” has a warm inviting presence to it. Rather loose and free is the spirited performance of “Desire”. Tender in tone is the gentle “Gleam” another highlight of the album. Ending the album off on a playful note is the celebratory “Animals” whose tribal rhythm works wonders. Nearly psychedelic in hue the song possesses a true sense of comfort. 
Tasteful, timeless, and elegant, Lullabier’s “Lost In Translation” is a satisfying, lovely piece of work. (Beach Sloth)

FZB favorite Lullabier is back with Lost In Translation, his new album of songs reimagined. The album features nine tracks from previous releases translated to English and rerecorded with only vocals, acoustic guitar and an ambient accompaniment. Starkly beautiful, engaging and intimate, this is our favorite thing that Lullabier has done. A masterpiece that is a must have. Stream and download Lost In Translation at the link below. (Floorshime Zipper Boots)

C'est le grand retour de l'italien Lullabier avec Lost In Translation où il ré-orchestre et reprend en englais neuf de ses chansons traduites par des amis musiciens et qui est disponible en "name your price" sur Bandcamp où l'on peut aussi acheter la version CD. Indispendable! (Dans Le Mur Du Son)

Lullabier ist eine aus italien stammende folk, alternative band, die von andrea vascellari gegründet wurde. er selbst beschreibt seine musikrichtung als slowcore, drone-folk, ethereal pop.
auf ihrer bandcamp-seite gibt es das album als free-download bzw. als "buy now name your price", tippt einfach 0 ein wenn ihr auf "buy now name your price" klickt. (Don Quichote)

Lost In Translation


Dato che in passato diversi ascoltatori stranieri mi avevano scritto cose del tipo "bella musica, anche se non ho idea di cosa tu stia dicendo", un anno fa mi è venuto lo spunto di chiedere ad alcuni dei miei musicisti anglofoni preferiti di tradurre in inglese i testi delle mie canzoni "più fortunate". 
Così è nato Lost in Translation, con cui ho finalmente realizzato un sogno, collaborando con artisti eccezionali, tra cui (in ordine di apparizione) membri di Lycia, Lorna, Remora, Rivulets, Shores, Zelienople, Tram, Dakota Suite, e Coastal
Da un punto di vista musicale, quest'album è quanto più si avvicina all'idea che ho sempre avuto di Lullabier: i pezzi sono stati infatti riarrangiati utilizzando essenzialmente chitarra acustica, armonie vocali e sottofondi ambient, e il risultato è un insieme di minimali ninnananne folk, in ossequio, oggi più che mai, al principio del "less is more". 
Con le dovute proporzioni, Lost In Translation è il mio Admiral Fell Promises, il mio Mark Hollis, il mio Pink Moon.

L'album può essere scaricato gratuitamente in Mp3 o in formati lossless da Bandcamp (il download comprende un booklet digitale correlato di testi artwork del grande Saverio Acqualunga): http://lullabier.bandcamp.com/album/lost-in-translation



A giorni l'opera sarà inoltre disponibile in edizione Vinyl-CD a tiratura limitata (26 copie), contenuta in una confezione cartonata assemblata e dipinta a mano.

Spero vi piaccia.

Sul palco con Matt Elliott


Questo venerdi avrò l'onore di aprire il concerto di uno dei più grandi cantautori anglosassoni contemporanei, ovvero Matt "Third Eye Foundation" Elliott.
Il concerto si terrà all'Astro Club di Fontanafredda (PN), apertura porte alle 22.00.
Io arpeggerò una mezz'oretta con chitarra acustica e sottofondi ambient, per preparare "la ciurma anemica".
Vediamoci lì!

"So Far" reviews

With each gentle ring of the guitar Firetail’s “So Far” ascends to the heavens. Nothing on “So Far” moves quickly. Adhering to a slowcore/drone aesthetic the songs gain their impact through sheer power. The expertly arranged songs are canvases painting austere landscapes. Restrained to its very core by using a select amount of textures Firetail uses the minimal approach to maximal effect. For these are songs that are quietly emotional with their impact exploring elements of decay, with every gesture slowing dying away to reveal a deep autumnal beauty. Somber in tone is the glacial pacing of “End=Beginning”. Reminiscent of Stars of the Lid’s early rock-orientated work the song shines with regal beauty. “Floating Around” hovers about with great physical power. Oddly mournful is the saddened hues of “Calculator” with a careful sound that seems to be exploring empty bleak terrain. Nearly silent is the very quiet restrained work of “Ajax”. Merging elements of the world and of Firetail’s epic drone is the lively work of “Narcolepsy”. By far the highlight of the album is the tender work of “The Forest Album By Alan Sparhawk” whose down to earth twang does wonders. Closing things off on a tremendous note is the playfully titled baroque work of “Little Droner Boy”. On “So Far” Firetail takes his time and it is well worth the wait. Vibrating with life and passion, these are pieces that wrap themselves around the listener giving them an entirely new world to explore. (Beach sloth)

Dall'intimità silenziosa di un progetto slowcore di grande impatto alla costruzione di immense cattedrali droniche. Da Lullabier a Firetail lungo un percorso che vede Andrea Vascellari cambiare pelle e inaugurare una nuova casa discografica, la VeniVersus. La sua costante attività compositiva viene racchiusa in questa raccolta definitiva comprendente tutto il materiale stampato dal musicista trevigiano dall'inizio della carriera ed è una gioia per i sensi. Una sorta di eterea sinfonia avvolta lungo infiniti accordi di chitarra trattati con l'uso di un processore in grado di dilatare l'istante del piacere trasformandolo in sette movimenti di pura spazialità dronica. Game of drones. (Rockerilla)

Andrea Vascellari ammette che la sua militanza, come Lullabier, nel roster di Oltrelanebbiailmare, sublabel della Silentes, lo ha evidentemente incoraggiato ad esplorare lidi ambientali affini al bel catalogo dell'etichetta veneta. "So Far" dona fisico formato, sia pur CDR, a tre immateriali EP tra il 2013 e il 2014, due tra l'altro realizzati per la prestigiosa Silber, con il bonus della più ispida Narcolepsy. La quiete di End=Beginning, dalle presumibili implicazioni mistiche, in Floating around si spinge oltre fino all'impalpabile, Calculator più che altrove irrobustisce la percezione di una chiara discendenza Eno, l'ascendente drone music di Ajax con una discreta presenza della chitarra rimembra Yellow6, con Little droner boy, sedici minuti tra voci nella distanza, blanda oscurità e rullate marziali, che è tra i momenti più suggestivi e la partecipazione al sampler "QRD - the guitarists" con The forest album by Alan Sparhawk che è la più vicina alle abitudini slowcore di Vascellari. (Blow Up)

Essentially the one-man-band project of Italian musician Andrea Vascellari, Firetail clearly follows a “less is more” theory of composition. A fine showcase for Vascellari’s production abilities, the group’s music is very minimalistic in nature and generally fits in well with what I might expect from the ambient music genre. 2015 compilation So Far assembles everything that Vascellari has done under the Firetail moniker (he also performs under the name of Lullabier), much of which has a noticeable post-rock quality since it plays similarly to what one hears in the background of tracks from groups like Godspeed You! Black Emperor. This album won’t appeal to mainstream tastes, but it’s very solid for what it is – a fact that probably shouldn’t have shocked me since it was Firetail who produced one of 2014’s better Christmas-themed Silber Records albums. The by-and-large soothing So Far compilation begins with “End=Beginning,” a piece built around a pulse of yearning melody played on a twangy guitar. The pleasantly lazy strumming gurgles out of and fades away into a humming background, occasionally interrupted by a heavily echoed horn. Aptly-titled and airy followup “Floating Around” is propelled by a swirling undercurrent that almost suggests drifting along on a slowly ebbing and flowing sea. Despite again having an aching feel to its melodic elements, this second piece is very peaceful and serene before it gives way to the noticeably louder and comparably more substantial “Calculator.” To me, this third track sounds less obviously earthy than the opening pair and is perhaps more in line with the nearly mystical ambient sections found in so-called “epic rock.” Bellowing out over groaning lower tones, the melody here actually builds to something at certain times instead of just sounding nice, making this piece feel more purposeful than what was heard previously on the album. Slightly more solemn with brief bits of guitar thrown in to add subtle accents to the droning main melody, the lackadaisical “Ajax” is agreeable enough as relaxing background tone even if nothing much happens during its ten minute running time. Meanwhile, “Narcolepsy” is the only track on the compilation that was previously unreleased and (perhaps unsurprisingly, given the title) the only one that’s genuinely unsettling to listen to. Abruptly stopping and starting throughout, the piece contains a unnerving mixture of found sound (car alarms, distant children playing, cawing birds) and shrill, grinding and whirring industrial-like noise, effectively capturing the semi-conscious state that would exist in people with the titular medical condition. Despite unleashing a sense of quiet despair, it finishes with an almost hopeful conclusion which ensures it fits in context with the rest of the album. Penultimate number “The Forest Album by Alan Sparhawk,” with its layers of echoed, gentle guitar, is more clearly musical than most everything else here and the album concludes with the experimental sound art of “Little Droner Boy”. As might be obvious, Firetail’s work possesses minimal value for those who thrive on the active listening experiences that popular music provides. Even to those more familiar with minimalist composition and experimental sounds, So Far might be a love it or hate it affair. Few of the tracks here seem to really go anywhere; they more seek to create a specific atmosphere for the listener to soak up and bask in, eventually ending without much fanfare. Perhaps the best thing I could say about this work then is that it’s quite somnolent, and although that might sound condescending, it’s actually meant as a compliment. The precise way in which this completely inoffensive and frequently meditative material is constructed makes the whole of the album very dreamlike and surreal, even if I don’t think I could quite put it on the same level as something like Popul Vuh. Regardless, I found myself enjoying So Far and I suspect open-minded listeners would, at the very least, not mind listening to it. (Bandjack)

Tale è l’impegno riposto da Andrea Vascellari nel suo recente progetto ambientale che l’artista altresì attivo nel peculiare progetto cantautorale Lullabier ha deciso di costruirvi attorno una nuova piccola etichetta, la prima pubblicazione della quale coincide non a caso con una raccolta organica di tutto quanto finora realizzato a nome Firetail. La tracklist di “So Far” è infatti costituita dalla sommatoria dei tre Ep pubblicati nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ai quali è affiancato un breve inedito e un altro brano pubblicato nella raccolta “QRD – The Guitarists”. Quel che ne risulta offre un esaustivo spaccato dello stato della ricerca di Vascellari sulle modulazioni della sua chitarra, dalla quale stillano morbidi riverberi e sature persistenze droniche. L’ora di durata della raccolta spazia così dai tiepidi vapori dei due primi Ep ( “Learning To Cheat”, e “Learning To Waltz”, ai quali si rimanda per esteso) alle spettrali risonanze di “Little Droner Boy”, che insieme all’inedito “Narcolepsy” e a “The Forest Album By Alan Sparhawk” disegnano soundscape di pronunciata densità, che lasciano intravedere come Vascellari stia indirizzando la propria esplorazione ambient-drone verso una consistenza sempre più astratta, che tuttavia non abbandona l’immaginifica dimensione descrittiva creata al suo modo di trattare le timbriche chitarristiche. (Music won't save you)

Produzione ambient italiana e, come spesso succede con le release nel Belpaese, quel pizzico di personalità rende il lavoro desiderabile, anche se l’apparato sonoro non ha la carica negativa, l’impatto scenico, dell’ambient scandinavo e questo, in questo frangente, è frutto del background di Firetail, all’anagrafe Andrea Vascellari. Ora solo, il musicista proviene dalle narcosi strumentali dei Lullabier, band slow-core che proprio in Low, Codeine ed altri ha ispirato il downtempo necessario alle distensioni della propria musica, così Andrea porta in se, in Firetail, quel brumoso distendere d’arti che ha il potere di divenire marea in crescita, luna in crescita, sogno in divenire: tutto il sound di “So Far”, antologia di una carriera che vede il primo brano esposto e composto nel 2013 (la release fu “Silber”) e da quella release alla successiva “Trembl”, nasce la stesura, la raccolta delle sette tracce del file rilasciato da VeniVersus, speculo nel silenzio o nei testi non italici della ViVeriVive, label che conoscemmo tempo addietro in occasione di un sampler tutto, al contrario, cantato in lingua manzoniana. Da “End = Beginning” all’outro “Little Droner Boy”, il tempo rallentato diviene frame d’autunno, di solitudine, di compostezza armonica, consapevolezza di lancette che proseguono il loro cammino non ascoltate, tic-tac d’orologio mal gradito ed accantonato, musica per chakra in attesa, sospensioni nemmeno troppo cromatiche, piuttosto percettive. Slow-core dell’esistere più che del concepire, questo è il messaggio (che io capto, che voi non so quale capterete, ma l’invito è di andare oltre il suono) che Firetail diluisce nelle lunghe (a volte nemmeno troppo in chiave ambient) suite di “So Far”. E ciò lo rende così vicino… (Sounds behind the corner)

Emisiju će zatvoriti jedan samostalni umjetnik. On se zove Andrea Vascellari, a umjetničko ime mu je Firetail. Započinje svoju muzičku karijeru projektom po nazivu Lullabier, koji je fokusiran na folk islowcore. 2015. godine odlučio je ostvariti projekat Firetail, u kojem mijenja muzički žanr. Stil Firetaila je okrenut više prema ambijentalnoj izvedbi, koji je razvodnjen u odnosu na Lullabier. Ovaj album može se predstaviti i kao zanimljiv primjer drone muzike. (Radio Sarajevo)

Firetail è il side project ambient-drone di Andrea Vascellari nel quale, lasciando da parte il folk etereo di Osservazione rilassamento e assenza di giudizio realizzato come Lullabier, dipinge suggestioni sonore che si mescolano perfettamente con la fine del temporale e il gorgheggiare dei passeri. Abbracciate la contemplativa assenza di parole di So Far e vedrete che questa mattina prenderà un gusto completamente diverso. (Breakfast jumpers)

Den Italiener Andrea Vascellari kennt man bereits durch sein Projekt LULLABIER. Aber auch mit FIRETAIL ist er schon eine Weile aktiv – und hier geht es ausschließlich um minimalistische Töne. Gitarrendrones, Experimente mit Effekten, multiple Ambientschichten – das ist die KLANGWELT, in der sich FIRETAIL bewegt, in guter Nachbarschaft zu bekannten Namen wie AARKTICA oder den großartigen STARS OF THE LID. “So Far” ist die Zusammenstellung seiner bisher veröffentlichten Singles und EPs “Learning To Cheat”, “Learning To Waltz” und “Little Droner Boy”, die auf Silber Records und Trembl erschienen sind. Mit einer limitierten Auflage handgefertigter CDrs werden damit auch die bisher rein digitalen Releases endlich auch in physischer Form gewürdigt. Der Großteil der Tracks bewegt sich in harmonischem Drone Ambient, mit einer ungemein warmen Ausstrahlung – eine leichtgewichtige Atmosphäre, die zum Träumen einlädt. Zwei Ausnahmen gibt es jedoch: Da wäre zum einen das mehr als 16-minütige Stück “Little Droner Boy”, sozusagen ein Weihnachts-Drone-Track, inspiriert vom traditionellen “Carol Of The Drum”, mit eingeflochtenen Chorsamples. Mit “Narcolepsy” begegnet uns schließlich ein bisher unveröffentlichter Track, der ungewohnt verstörende Töne anschlägt, und den harmonischen Fluß zumindest für kurze Zeit unterbricht, aber gleichzeitig auch einen interessanten Akzent setzen kann. Insgesamt eine solide, hörenswerte Angelegenheit, bei der Drone- und Ambient-Fans gern ein Ohr riskieren sollten. (Mescaline injection)

Comunicazioni

Ho un paio di informazioni.
1) Lo scorso marzo ho pubblicato sotto lo pseudonimo di Firetail un album intitolato So Far.
Esso raccoglie tutti i singoli e le canzoni apparse negli EP pubblicati da questo mio alter ego drone-ambient negli ultimi anni.
Da Bandcamp è possibile ascoltarlo interamente, nonché acquistarne una splendida edizione a tiratura limitata in Vinyl-CD, confezionato in una custodia di cartone riciclato dipinta, timbrata e assemblata a mano.

2) Dopo la pubblicazione di So Far ho contattato diversi musicisti che amo, chiedendogli di provare a tradurre in inglese alcuni miei testi. Ne sono uscite nove versioni anglofone di altrettante mie canzoni, che sono state nuovamente registrate con l'unico ausilio di voce, chitarra acustica, e sottofondi ambient. Comporranno il mio prossimo album, attualmente in fase di mixaggio, intitolato Lost in Translation (pubblicazione prevista per febbraio 2016).
Vi faccio ascoltare le prime tre che ho caricato su Soundcloud, realizzate in collaborazione con Tara Vanflower dei Lycia, Mark Rolfe dei Lorna, e Chris Hooson dei Dakota Suite.







Fine delle comunicazioni.

In tour con Josh Haden e gli Spain


Nel 1995 gli Spain pubblicarono il loro primo, magnifico album, offrendo una personalissima versione di quel non-movimento che poi sarebbe stato chiamato slowcore. L'unica affinità con il rock stilizzato di Codeine e Seam è però l'andamento delle canzoni, perché musicalmente la band di Josh Haden pone piuttosto le sue radici nel mondo del jazz e del soul: il risultato è un cocktail elegante e mellifluo non distante dalle atmosfere dei Cowboy Junkies.

L'anno scorso è uscito il loro ultimo album, Sargent Place, e la prossima settimana saranno in giro per il Belpaese a promuoverlo.
Io sarò con loro.
Aprirò i loro concerti del 16 febbraio a Cantù (all'1 e 35 circa) e del 17 febbraio a Ravenna (al Bronson).

Ci vediamo lì.

Epitaffio (in morte di Nick Talbot) e Little Droner Boy

Da quando sono entrato in contatto con la sua musica, sono sempre stato in un certo senso ossessionato da Gravenhurst. Commentavo i post del suo blog, ho imitato i suoi suoni, ho rifatto e tradotto in italiano una sua canzone (mi riferisco a Nebbia intorno alla polena; quando gli chiesi il permesso di farlo, mi disse che lo intrigava sentire come avrebbe suonato se fosse stata cantata in italiano).
Ci ho persino scritto un'intera monografia per OndaRock
A fine Novembre dovevo andare a vederlo a Ravenna per la prima volta, avevo pure parlato con gli organizzatori per vedere se potevo suonare come opening act. Poi all'ultimo non ho voluto farmi da solo 3 ore di strada, e mi sono detto "lo andrò a vedere la prossima volta che tornerà in Italia".
Purtroppo non tornerà. Nick "Gravenhurst" Talbot è morto lo scorso 2 Dicembre, a soli 37 anni.
E' difficile spiegare a parole lo shock che ho provato quando la brutta notizia mi ha raggiunto.

L'unica cosa che mi sono sentito di fare, è scrivergli a mio modo un epitaffio...un modo che penso apprezzerà ovunque lui sia ora. Si tratta della traduzione in italiano di una sua chicca chiamata Damage II, che è appena stata pubblicata da ViVeriVive nella compilation QUATTROANNIDIVERSI.



Sotto Natale è inoltre uscito un nuovo lavoro ambient del mio alter-ego Firetail. Si tratta di Little Droner Boy, un EP di un'unica traccia pubblicato dalla sempre grande Silber Records.



Vi avviso infine che, se non siete riusciti a presenziare al bellissimo concerto tenutosi al Centro LiberaMente, il prossimo 6 febbraio mi potrete ascoltare allo Spazio MAVV di Vittorio Veneto, dove suonerò un set interamente acustico accompagnato da un nuovo ipnotico video del maestro Saverio Acqualonga.
Buon tutto.