Recensioni di "Osservazione rilassamento e assenza di giudizio"

L'esperienza di palco condivisa con i Low ha spinto con ancora più convinzione in territori slowcore Andrea Vascellari che ritorna a Lullabier dopo la vacanza drone intrapresa come Firetail. A caratterizzare come concept, similmente al precedente, apprezzato, Fitoterapia, "Osservazione rilassamento e assenza di giudizio" il riferimento alle sette ballate, impregnate di spiritualità e con cantato in italiano che non teme, vedi Animali, di confrontarsi con qualche spigolosità dei testi, ai chakra, i centri di energia del corpo umano identificati dalle dottrine indo-orientali. Archiloco, Pace, la conclusiva Invocazione, alla Red House Painters, spiccano in un lavoro sempre coerente con la sua concettualità, avara la tiratura complessiva di 84 esemplari. (Blow Up)

Ascoltare musica da tempo a volte risulta spiazzante, per quanto ci si sforzi nell'evitare la comparazione tra il nuovo e ciò che lo ha preceduto, ci si ritrova inconsciamente ad associare le cose. In questo lavoro di Andrea "Lullabier" Vascellari percepisco un cantato con echi in stile Loy&Altomare o un più recente Bianconi e una rivisitazione in termini assai più leggeri di temi assai cari a Claudio Rocchi e al suo Volo (per sempre) Magico. Un concept che ruota attorno al concetto indo-orientale legato ai Chakra e permette un viaggio lieve ma costante dentro il mondo slowcore di un compositore che semina eleganza e raccoglie ascolti attenti e mai privi di interesse. Esperienza ayurvedica. (Rockerilla)

Dopo che negli ultimi tempi ha soprattutto provveduto a sviluppare la ricerca di una sognante formula ambientale sotto la denominazione Firetail, Andrea Vascellari riprende le fila del proprio progetto principale, legato all’elaborazione di un’ambiziosa formula di slow-core cantautorale in italiano. Il quarto album di Lullabier sposta l’obiettivo simbolico dell’artista veneto dalla cura del corpo del precedente “Fitoterapia” a quella dell’anima: ciascuno dei titoli delle sette tracce di “Osservazione rilassamento e assenza di giudizio” presenta un proprio corrispettivo indiano, frutto del parallelismo con i chakra e le fasi di evoluzione umana secondo la dottrina filosofica indo-orientale. Seguendo questa linea concettuale, Vascellari declina le proprie visionarie meditazioni intorno agli elementi e alle energie psico-fisiche dell’essere umano, secondo forme plurali – talvolta anche radicalmente diverse – e comunque tutte riassunte dal comune denominatore delle sue dichiarate passioni per artisti quali Mark Kozelek, Low e Gravenhurst. Se l’iniziale “Animali (muladhara)” aleggia su un pulsante battito elettronico che può far pensare a un Jimmy LaValle in umbratile versione folktronica (ma un po’ anche ai Low di “Drums And Guns”, in parte ripreso in versione narcolettica da “Pace (anahata)”, da “Archiloco (svadhistana)” e “Icaro (manipura)” promana il serafico candore proprio appunto di un Mark Kozelek dei secondi Red House Painters, fluidamente melodico e pacificato con i propri demoni. Nella seconda parte del lavoro, il suono tende a ispessirsi e a farsi più omogeneo, al pari del registro interpretativo di Vascellari, che abbassa timbri talora enfaticamente estatici per i velluti avvolti in “Veleno (vishuddha)” circolari crescendo elettrici. Sono gli stessi elementi della successiva “Legami (ajna)” – forse il brano più compiuto del breve lotto – che nella conclusiva “Invocazione (sahasrara)” sono posti a gravitare intorno al simbolismo del numero sette, con sette alla ricerca di una divinità interiore materializzata da torsioni di feedback gradualmente avvolgenti. Soprattutto per la sua varietà e per l’acquisita consapevolezza di mezzi espressivi, “Osservazione rilassamento e assenza di giudizio” si profila quale significativo momento di sviluppo del difficile progetto di Vascellari, la cui esperienza di ricerca sonora a tutto tondo può ormai dirsi non più solo legata a un’estetica univoca e predeterminata. (Music Won't Save You)

Riecco il piccolo Alan Sparhawk italiano, che continua nel suo percorso di minimalismo disarmante, qui ammantato dichiaratamente di spiritualità indiana, con cui Andrea Vascellari connota la visione del mondo propria di questo “Osservazione Rilassamento E Assenza Di Giudizio”. Eccezion fatta per il tributo a “Snowstorm” in “Archiloco (svadhistana)”, il disco ripropone l’essenzialità dei Low di “Trust”, con gli accordi rilucenti di “Veleno (vishuddha)” a spiccare. Le riflessioni ridotte all’osso di Andrea navigano rigorosamente al minimo della concessione poetica e pericolosamente vicine al racconto asettico (“Icaro (manipura)”), anche quando quest'ultimo si fa più personale e meno blandamente universale (le riflessioni “antropomorfe” di “Veleno” e “Animali”). Il songwriting però è buono, anche se l’estetica minimalista della musica di Lullabier sembra spesso un po’ costrittiva (la lunghissima “Invocazione”). Impossibile chiedere di cambiare qualcosa, allo stesso tempo. (Ondarock)

Andrea Vascellari, aka Lullabier, torna sui propri passi e ci propone un nuovo lavoro. Si tratta di un concept album incentrato sul significato dei Chakra, tanto cari alle dottrine indo-orientali e che rappresentano i sette centri di energia distribuiti nell’anatomia del corpo umano, ma al contempo le sette fasi dell’evoluzione dell’essere umano stesso. Sono appunto sette i brani che costituiscono questo disco dal tono spirituale: “Animali (muladhara)”, “Archiloco (svadhistana)”, “Icaro (manlpura)”, “Pace (anahata)” , “Veleno (vishuddha)”, ” Legami (ajna)” e infine ” Invocazione (sahasrara)”. Titoli che racchiudono una particolare attenzione anche al mondo classico, facendo confluire oriente e occidente in un unico vaso. Il concetto attorno a cui si sviluppano, dal punto di vista musicale, è quello del mantra: una lunga ipnosi a cui viene sottoposto l’ascoltatore, che si proietta in una dimensione “altra”, benché il basamento del pilastro rimanga- ancora una volta- lo slowcore. Lullabier dimostra quindi di saper conciliare la sua passione per lo shoegaze (vedi “Invocazione (sahasrara)”, “in cui sette chitarre e sette voci s’inseguono lungo sette minuti per rappresentare il contatto con la divinità”) e il genere per cui i Low sono divenuti celeberrimi con una cultura che ci è tanto lontana, eppure così vicina, creando degli atmosferici tersi e ottimamente costruiti. Non bisogna diventare degli asceti per godersi “Osservazione Rilassamento E Assenza Di Giudizio”. Serve soltanto una mente aperta e uno spirito pronto. (LoudVision)

Goccioline di calma elettronica nel caffè macchiato di oggi con Lullabier, ottimo compromesso tra la ninnananna e il buongiorno. Mettetevi comodi e lasciate in frigo burro e marmellata per questa mattina: Animali (muladhara), prima traccia dell'ultimo album Osservazione rilassamento e assenza di giudizio, è la giusta dose di ritmo da spalmare sulle fette biscottate. (Breakfast Jumpers)

Il cantautorato elettronico è sicuramente uno dei mondi più interessanti del sottosuolo musicale Italiano. Lullabier è il progetto di Andrea Vascellari e lungo queste 7 tracce riesce a mettere in ritmo la tranquillità dell’ascoltatore in modo terapeutico. Un lavoro perfetto per chi come me (e tanti tanti tanti altri) passa le notti nella speranza di riuscire a dormire, tra i mille pensieri e gli occhi che non si chiudono mai. Rilassante, spirituale e qualitativamente ben prodotto. Complimenti. (MuroMag)

Io l’ho scoperto per caso in una puntata di Soundscapes, trasmissione in onda ogni giovedì sulla radio universitaria di Padova che è RadioBue. Lullabier è il trevigiano Andrea Vascellari, ed in questo suo ultimo progetto si incontrano tanto la sperimentazione slowcore quanto lo stile cantautorale italiano. Osservazione rilassamento e assenza di giudizio è un concept-album dedicato ai Chakra, i sette centri di energia del corpo secondo le dottrine indo-orientali: un’opera fruibile a più livelli, adatta come ninnananna per gli insonni e accompagnamento musicale alla propria ricerca spirituale. Raccomandato agli amanti di: Low, Red House Painters, Mazzy Star, Gravenhurst, Coastal, Boduf Songs, Jessica Bailiff. (Kalporz)

Lullabier is aptly named. They keep their voices soft and reassuring. Vocals are tender. Instrumentation goes for the slow and succeeds marvelously. Guitar riffs are particularly crisp allowing for the tones to be perfectly fresh. Everything works together. Such a Zen of sound is hard to achieve yet Lullabier pulls it off with the greatest of ease. Nothing stops them from keeping things quiet mellow and contemplative.
A drum machine and gentle guitar introduce “Animali (muladhara)”. Over the course of the song the repetition becomes quite hypnotic allowing for the song to simply weave itself into the mind. Lighter touches are used on the nimble “Icaro (manipura)” which opts for a cleaner more acoustic sound accompanied by an unusual rhythm. By far the album’s highlight is the ambitious “Invocazione (sahasrara)”. For this song Lullabier uses elements of Post-Rock to build the song up into a crescendo. The way this is done is subtle. Everything works from the hand claps to the painfully slow build. By taking the long way they are able to show off their greatest attribute that of patience. When the song finally ends in a haze of togetherness it feels completely earned.
On “Legami (ajna)” Lullabier take a much needed break letting the song’s incredible softness serve as a palette cleanser. The album ends with the whispered tones of “Veleno (vishuddha)” which brings the album to a slow conclusion. Overall the collection serves as a reminder of how slow can be better. (Beach Sloth)

This is a great release; I have no clue why they are saying, but it sounds awesome. (IfItBeYourWill)

"Learning to waltz" reviews

Firetail creates an environment of ultimate wonder and deep reassurance. Drone has rarely sounded so soulful. Allowing the textures to gain melodic elements helps them to become deeper than their celestial pining would suggest. Pieces float up into the sky. With a usage of Post Rock’s quieter impulses Firetail’s efforts to merge the tender and gigantic are an overwhelming success. Opening in medias res is “Calculator”. The guitar’s work is immediate. Subtle textures of static weave in and out of the mix. Gradually the guitar descends allowing for the deep registers to give the sound a fullness that appear inescapable. Calm rules over the piece and tends to relax as the piece progress without interruption. Rather the gentle ease lets everything gain greater perspective. After all of this activity of the constant growing is the lone sound of the closer “Ajax”. With a much softer soft “Ajax” manages to conjure up images of fantastically empty spaces. Evolution of the sound allows the guitar to nestle between the lingering notes of its past. Firetail plays with an extreme delicacy that results in a smooth sound that comes in waves. Deliberate details twang out reminding the listener of the actual smaller size. For the last few moments of “Ajax” the guitar descends back to the Earth. Small strums remind the listener this is merely a single guitar coming out of the drone ready to recollect itself. Learning to Waltz is an incredibly moving performance. (Beach sloth)

Per Andrea Vascellari, Firetail non è dunque un’estemporanea divagazione dalle riflessive trame di slow-core cantautorale di Lullabier: alle due tracce pubblicate lo scorso anno sotto il titolo “Learning To Cheat” seguono le altre due di circa dieci minuti di durata ciascuna di “Learning To Waltz”, pubblicate in formato digitale dalla canadese Trembl nella sua serie che unisce musica ambient e fotografia. Entrambi i brani sono infatti dotati di spiccati contenuti immaginifico-descrittivi, che li rendono perfetto complemento di immagini statiche o in lento movimento. Quelli di Firetail appaiono infatti lunghi piani sequenza prodotti da un’equilibrata interazione di aperture ambientali e iterazioni di frequenze modulate, che in “Calculator” si sviluppa come una spessa marea di riverberi concatenati, i cui contorni sottilmente distorti vengono smussati in maniera graduale come una scultura sonora che vede la luce attraverso successive sottrazioni di materiale o, meglio, di timbri. La seconda traccia “Ajax” naviga invece su flutti ambientali più piani ma anche più oscuri che, al contrario, montano lentamente in una marea evanescente, a metà del corso della quale compaiono un paio di prolungati riverberi la cui persistenza svapora in tepori nebbiosi la densa grana dronica della texture di base. Dallo spaccato offerto da “Learning To Waltz”, tanto più se posto in relazione con il lavoro dello scorso anno, emerge dunque la capacità di Vascellari di creare atmosfere ambientali palpitanti secondo una tecnica compositiva non stereotipata, che all’artista veneto sembra dischiudere una dimensione particolarmente congeniale. A questo punto, non resta che l’auspicio di ascoltarlo quanto prima impegnato, anche in questo formato, in un lavoro più lungo e organico. (Music won't save you)

Osservazione rilassamento e assenza di giudizio


Dopo aver condiviso il palco con i Low, ed aver pubblicato un paio di EP di drone ambientale col moniker di Firetail, qualche mese fa ho ripreso le fila di Lullabier.

L'esito di questo periodo di registrazione è un concept-album inerente i Chakra, ovvero quelli che secondo le dottrine indo-orientali sono i sette centri di energia del corpo, nonché le sette fasi di evoluzione umana; come di consueto, attraverso testi lapidari e metaforici, ho cercato di cullare l’ascoltatore in un viaggio che dal minimale dream-pop di Animali (muladhara) passa attraverso ipnotici mantra slowcore e rarefatte armonie vocali, per sublimare nell’atmosferico shoegaze di Invocazione (sahasrara), in cui sette chitarre e sette voci s’inseguono lungo sette minuti per rappresentare il contatto con la divinità.
Osservazione rilassamento e assenza di giudizio è un’opera fruibile a più livelli, adatta come ninnananna per gli insonni, ma ancor più soddisfacente per chi vuole un accompagnamento musicale per la propria ricerca spirituale.

L’opera è disponibile in formato digitale, nonché in un’edizione standard di 77 copie (vinyl-cd + segnalibro, in un cartonato a 4 pannelli), e in un’edizione deluxe di sole 7 copie (vinyl-cd + segnalibro + cartolina con download code per l’esclusivo singolo “Vestito Estivo / Verso Nord”, in un cartonato a 4 pannelli).

Potete acquistare e ascoltare in streaming l'intero album attraverso il player sottostante.
Spero vi piaccia.

Risvegli

Come prevedibile, non ho appeso la chitarra al chiodo.
L'ho solo rimessa nel fodero per qualche mese, per poter gustare al meglio il sapore lasciatomi in bocca dal concerto dello scorso maggio.
A proposito del predetto concerto, sono stato molto contento di partecipare alla trasmissione Soundscapes di RadioBue: Andrea e Teo stavano preparando una puntata dedicata ad I Could Live In Hope, e sono incappati nella mia storia, che è stata raccontata partendo dai primi contatti con la Silber e arrivando alla condivisione con i Low dello stesso palco. E' un racconto molto sincero, che ritengo valga la pena ascoltare. Da questo link può essere ascoltato o scaricato il podcast: http://www.radiobue.it/podcast/musica/soundscapes/5816-low-i-could-live-in-hope-soundscapes

Ad ogni modo con l'arrivo dell'inverno, inevitabilmente, la mia semiacustica è stata sguainata di nuovo.
Il primo risultato sono state due lunghe canzoni che formano il secondo EP del mio alter ego drone-ambient Firetail: quest'opera s'intitola Learning To Waltz, ed è appena stata pubblicata dall'etichetta canadese Trembl. Dal player sottostante è possibile ascoltarla e scaricarla.

Quanto a Lullabier, un nuovo album sta per nascere. Tutte le tracce sono già registrate e attualmente sono in fase di mixaggio. Si tratta di un concept-album basato sui Chakra, formato ovviamente da sette canzoni. Nelle intenzioni dovrebbe essere molto semplice, ma meno ingenuo di Verità rivestite d'ombra e meno sperimentale di Fitoterapia. Sulla mia pagina Facebook sto tenendo una specie di diario di bordo della sua gestazione.
A presto.

"Learning to cheat" reviews

Firetail’s ‘Learning to Cheat’ is an ambient record of absolute hope. Whatever the sound appears to go it remains incurably optimistic. The aural colors of these two songs are so bright it is simply amazing. Experimentation with format, taking a calmer route (for the first track) or a more aggressive approach (for the second track) makes for a unified whole. Both parts work together to complement the other. Put together the result is something to be wondered about in awe. ‘End = Beginning’ takes the mellower approach out of the two tracks. The sound is Post-Rock without the crescendo. Lingering tones make themselves more powerful without the typical release that most ambient rock outfits aim for. Firetail is confident in their ability to display wonder without the need to increase the volume or intensity. On the finale of ‘Floating Around’ Firetail uses a different approach to achieve the same means. Here the Post-Rock leanings receive large dollops of distortion. Reminiscent of shoegaze the sound is particularly blurry. In spite of the initial lack of definition the melody comes together into a particularly satisfying whole. Ambient rock rarely sounds as it does on ‘Learning to Cheat’. Firetail creates a true gem of an EP with these two songs. By cutting out any trace of fat the result is sound that hits straight for the heart. This is an emotional release that feels every single tone to the fullest. ‘Learning to Cheat’ commands respect without saying a word. (Beach sloth)

In fondo non è infrequente che tra uggiose narcolessie cantautorali e malinconici paesaggi ambientali sussista una comune empatia, quando non anche di sonorità. Eppure, non manca di destare una certa sorpresa vedere un artista transitare con nonchalance dall'uno all'altro ambito, in questo caso abbandonando momentaneamente l’ambizioso progetto slow-core minimale Lullabier per dedicarsi a brevi derive ambientali, semplicemente disegnate da riverberi di basso e chitarra. Tali sono le premesse sottostanti Firetail, afasica incarnazione di Andrea Vascellari che, deposto il pathos di scarne note acustiche e testi cantati quasi sottovoce, si lancia in un quarto d’ora di caldi flussi ambientali. “Learning To Cheat” è infatti un breve singolo digitale, ripartito in due tracce di durata quasi eguale: la prima, “End = Beginning”, segue un placido crescendo di suggestioni vaporose, che omaggiano gli Hammock o il Jon DeRosa del primo periodo di Aarktica, mentre la seconda, “Floating Around”, presenta una grana sonora più concreta, brulicante di stille moderatamente rumoriste ma pur sempre aperta a una coinvolgente epica emozionale. Benché l’operazione non sia, appunto, inedita, le prime due tracce firmate Firetail rivelano in maniera piacevole un’altra faccia, non meno apprezzabile, di un artista che finora si era fatto conoscere in una veste almeno superficialmente diversa. (Music won't save you)

Firetail is the one man project of Andrea Vascellari, who is being more known with regard to slowcore project Lullabier that has shared the stage with the likes of Rivulets, Low, Jessica Bailiff, and Boduf Songs. With Firetail he abandons a subdued, austere singer-songwriter concept, instead of it proceeding more extended sonic terrains and still life-induced progressions. Indeed, this 2-track issue is an outstanding one due to the organic bond of glacial-alike gloss, epic guitar overdrives and moody hiss washes and slow burning. The listener can feel himself/herself like standing alone on the shore at a remote distance of the civilization. Superb. (Recent Music Heroes)

Italian project FIRETAIL is the creative vehicle of Andrea Vascellari, which he use for crafting music rather different to what he otherwise does as Lullabier. “Learning to Cheat” is the debut EP by this project, and was released as a free download by US label Silber Records in 2013. For connoisseurs of good sound, the artist does sell higher quality versions of this EP on Bandcamp. The free version on Silber Records are limited to mp3′s of 128 Kb quality. The two tracks on this EP, one a bit less and one a bit more than 8 minutes long, are both of a fairly similar nature. Ambient, cinematic creations that invites to associations with the sea. End = Beginning builds and ends slowly, and contains a dark drone or resonance with smooth, gentle textured guitar and reverb constructions wash in lakes wave on the shore, with occasional surges soaring upwards. A pleasant and inviting construction, easy on the ears and mind both. Concluding construction Floating Around sports a sampled undercurrent of waves washing on to the shore, with slow surges of guitar and reverb constructions slowly washing in and disrupting into a jittery drone like sound that slowly fades out, creating a soundscape of fairly constant surges and a jittery dronelike texture all present in a delicate, careful manner. A pleasant and soothing creation that should attract the attention of fans of ambient music in general I guess, and one that arguably will have it’s key audience among fans of ambient post rock. (House of prog)

Una storia slowcore

Non ricordo esattamente il momento in cui il mio futuro coinquilino mi prestò I Could Live In Hope dei Low.
Ricordo però che in quel periodo il 90% dei miei ascolti era costituito da rock anni 60-70, e che avevamo messo in piedi un'onesta band con cui suonavamo solo canzoni dei Radiohead.
All'inizio i Low proprio non li avevo capiti. Anzi, avevo quasi fatto fatica ad ascoltare quell'album per intero, così lento, così vuoto. Una notte però mi stesi sul letto, cuffie in testa, e I Could Live In Hope nel lettore. Successe qualcosa.
Capii.
Non era vuoto: era essenziale. Quell'album è l'essenza stessa del rock. I Low avevano tolto ogni orpello dallo scheletro delle canzoni, per rivelarne la più intima consistenza.
Da allora mi dedicai ad una ricerca matta e disperatissima, volevo sapere chi altro aveva creato musica prediligendo i sussurri alle urla, le melodie ai rumori, la quiete alla fretta, il meno al più.
Scoprii il lato folk dello slowcore (Red House Painters, Rivulets, Boduf Songs) ma anche quello più psichedelico (Jessica Bailiff, Coastal, Mazzy Star).

Da qui a mettere in piedi una band slowcore (HeLazy) il passo fu breve. Ma breve fu anche la vita di questo gruppo, perché l'Università finisce e bisogna tornare all'ovile.
Così il progetto solista Lullabier (che prende nome da Lullaby, la canzone più bella di I Could Live In Hope) nacque per noia e per necessità, perché ero rimasto solo con la mia chitarra.

Quando la Silber Records, che aveva pubblicato anche l'album solista di Alan "Low" Sparhawk, mi contattò su Myspace per pubblicare una mia canzone, mi commossi. Un'etichetta che ammiravo, sentendo le mie canzoni registrate quasi per scherzo, mi voleva. Cominciai a credere davvero che tra gli addetti ai lavori Lullabier potesse essere credibile.
Mi misi a registrare un sacco di canzoni, tante da riempire due album (uno ben fatto, Verità Rivestite D'ombra, e uno pieno di scarti, Mai Nulla Di Troppo), e a chi mi chiedeva quando avrei smesso di suonare una musica tanto pallosa, rispondevo "quando suonerò con Rivulets appenderò la chitarra al chiodo".

E una bella botta di autostima arrivò nel marzo 2011, quando suonai proprio con Rivulets. Il concerto andò discretamente male, impegnato com'ero a riflettere sull'assurda circostanza che Rivulets stava ascoltando Lullabier. Pochi giorni dopo aprii anche il concerto di Jessica Bailiff e Boduf Songs.
Ovviamente, non avevo alcuna intenzione di appendere la chitarra al chiodo, e pensavo "quando avrò suonato coi Low smetterò davvero", puntando ad un evento così inverosimile da permettermi di ammorbare la gente con canzoni slowcore per ancora molto tempo.

E poi è arrivato maggio 2013.
Ho suonato coi Low.
A fine concerto ho cercato qualche opinione su Twitter: un tizio mi ha definito "un gran figo", un altro ha scritto "raramente ho sentito cose peggiori". Divide et impera.
In realtà, poco importa.
Ho conosciuto i Low. Hanno suonato una canzone su mia richiesta nel privato del camerino, solo per gli occhi miei e dell'Ire. Alan Sparhawk ha tra le mani i miei album, che peraltro mi ha detto di aver già ascoltato su internet (gli erano piaciuti). Mi hanno seguito (e twittato) mentre ero sul palco.

Può esserci un lieto fine migliore per una storia slowcore?


P.S.: forse non appenderò la chitarra al chiodo ancora per un altro po'.

Firetail e fuoco

Fuoco, ovvero l'ultima canzone di Fitoterapia, terminava con una coda di musica ambient.
Grazie al catalogo Silentes, negli ultimi mesi ho ascoltato moltissimi album di ambient, elettroacustica e field recordings vari. Così mi sono messo a sperimentare anch'io, processando al pc svariate registrazioni di chitarra. Il risultato di tale sperimentazione si chiama Firetail.

Il primo EP di questa nuova creatura, intitolato non a caso Learning to cheat, è appena stato pubblicato dalla mitica Silber Records, che ne parla così: "Firetail is Andrea Vascellari, best known for his slowcore project Lullabier that has shared the stage with the likes of Rivulets, Low, Jessica Bailiff, & Boduf Songs. With Firetail he approaches music differently, instead of a minimalist singer-songwriter approach, he uses guitars & effect processors to build soundscapes. I know, it sounds like a natural fit for Silber & it is. In the vein of Aarktica, If Thousands, Thorn1, & mwvm, Firetail brings another take to the guitar driven ambient drone Silber has been known for since the 1990s. Peaceful & melancholy, lethargic & hopeful, lost & found. A warm blanket & lost friend waiting on the sea shore".

Potete ascoltarlo e scaricarlo liberamente da questo link: http://silbermedia.com/firetail/

A proposito di Fuoco: ho caricato su Youtube un video assolutamente spartano creato usando le immagini di un vecchio video educativo americano sui benefici e i pericoli di questo elemento. E' questo qui: