Sul palco con i Low, in studio con i Le Masque

"Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche"


Il post più letto di questo sito è Una storia slowcore, nel quale raccontavo di come avessi intrapreso un intero progetto musicale ispirandomi ad una canzone dei Low e - in meno di cinque anni - fossi finito a condividere il palco proprio con loro. Quel post terminava con l'avvertimento che non avrei appeso la chitarra al chiodo.
Non l'ho fatto.
E ad Aprile suonerò nuovamente con i miei idoli, accompagnandoli nella data padovana ed in quella bolognese del loro tour.

L'altra bella notizia è che ho avuto l'onore di collaborare con Edgardo Moia Cellerino dei Le Masque. Diversi mesi fa gli ho proposto di dare un seguito alla loro storica canzone Colloquio, recitando un altro testo del poeta crepuscolare Carlo Vallini sopra i miei arpeggi minimali.
Ne è uscita una canzone che è stata inserita nel loro ultimo album Soundtrack (acquistabile da Oltrelanebbiailmare qui) e che potete ascoltare tramite il player Youtube in calce.
Spero vi piaccia.



Recensioni di "2512"

Le feste natalizie sono terminate, l’atmosfera si è dissolta, le persone tornano alla loro routine con la speranza che i 365 giorni a venire siano migliori dei precedenti. Oggi mi ritrovo nel freddo e nebbioso nord-ovest Italia per parlarvi di un EP “2512” ,uscito poco prima dell’inverno, con i migliori propositi per non mancare all’appello sulla“lista dei buoni” di Babbo Natale. L’autore è Andrea Vascellari, in arte Lullabier, Classe ’85, in attività dal 2010, che si descrive come un “porta pacchetti di dream-pop & slowcore & drone & minimal-folk”. Ambientate nelle terre del nord-est Italia le quattro canzoni che compongono l’EP ci proiettano nei giorni prenatalizi di una cittadina ai piedi delle montagne Il primo brano Natale a Ceneda, scritto assieme a FARO, è una ninnananna da primo mattino che rimembra il dream pop anni ’90-2000 dei Grandi Laghi del Mid-West – in particolar modo quello di The Aluminium Group e Sufjian Stevens – ottima con il caffè al risveglio. Tra le sue note vengono raccontate classiche scene di gioventù rurale. Si prosegue con Natale a Serravalle, rivisitazione di Astro del ciel di mr. Franz Xaver Guber – un evergreen natalizio più conosciuto come Silent Night. Dopo un mini-intro noise, la lirica, le chitarre e i campanelli vengono accompagnati dalla voce del TG locale di Vittorio Veneto (TV) che annuncia fatti di cronaca locale in contrasto con l’atmosfera e i temi del Santo Natale. Troviamo poi una versione acustica di un suo singolo del 2009 (White Dizziness). Essa ci trasporta nell’immaginario di una passeggiata sotto la neve, Sparklehorse ed Elliot Smith sembrano essere muse per lui durante tutto l’ascolto e questo ci piace. La “favola natalizia” in cui ci porta Lullabier, termina con un suo brano più recente – With A Star del 2011- remixato da Brian John Mitchell. La versione originale presente in una compilation AA.VV. “Six Feet Compilation / Six Feet Below The Snow” con lo stesso tema natalizio, viene invece ora arricchita con riverberi molleggianti rendendola ancora più chamber e lo-fi ma con tanto di albero addobbato e calza sul camino. “2512” è un lavoro che ho apprezzato particolarmente in relazione al clima natalizio che i paesi medio piccoli della provincia creano e vivono. Il solstizio d’inverno e i suoi giorni circostanti, appaiono eccellenti per cullarsi con queste quattro semplici tracce, per qualcuno come per esempio il sottoscritto, su audiocassetta con vista camino e metro di neve in giardino. (Impatto Sonoro)

Did you wake up, as I did, wanting a super chill version of Low’s “Just Like Christmas,” sung in Italian? You did? Well, that works out well for all of us, as Vittorio Veneto’s Lullabier has realized our dream with the leadoff track on his wonderful new EP, 2512. The novelty of hearing this classic song in Italian is not the only draw to the song – the laid-back indiepop orchestration is absolutely beautiful. However, it is the small, but significant, addition of the cabasa (at least that’s what I think they are using – the hand percussion), that evokes a crackling fire and draws out a warmth in this song that I don’t think I have heard before. The other tracks are also excellent – I enjoy the layered spoken word of “Natale A Serravalle (Silent Night),” and the English-language “White Dizziness” is understated and gorgeous. Lullabier has made some wonderful choices, and is very much on my radar now, and I hope yours as well.
Bottom Line: Italy is on the board with this stellar cover by Lullabier, whose warm, beautiful orchestration and production has extracted new qualities from an already beloved song. (Christmas Underground)

Nuova pubblicazione per Lullabier, ossia Andrea Vascellari alfiere del dream-pop italico. Il minimal-folk singer di Vittorio Veneto presenta un E.P. di 4 brani di pura atmosfera natalizia in cui le brume e i colori del Nord Est si materializzano all’ascolto delle dolci e oniriche armonie disegnate dall’artista. Con Natale a Ceneda ci troviamo nel bel mezzo di una qualunque scena serale di una qualsiasi cittadina del Nord; gli amici, il girovagare tra bar e case e strade imbiancate. Natale a Serravalle è la rivisitazione suadente ed eterea del classico natalizio Stille Nacht; chitarre, campanelli e tappeti sonori soffusi e sognanti accompagnano armonie vocali alla Simon & Garfunkel. White Dizziness che fu nel 2009 il primo singolo di Lullabier, è ora riproposto in chiave acustica e soavemente psichedelica. Nuvole di riverberi e di emozioni nella conclusiva With a Star (Brian John Mitchell remix) brano del 2011, basato sul tema di Tu scendi dalle stelle, ora magnificamente pregno di sognante poesia. I quattro brani di questo “2512” ci trasportano in un viaggio sensoriale breve, ma intenso come solo un sogno può essere e proprio come un bel sogno lascia al suo svanire un dolce senso di dolcezza e nostalgia. Bello. (Distorsioni

Couldn’t resist including, truth is it was on our radar a little while back but went astray in the great laptop hissy fit whereupon a sizeable amassing of sound clips went west. Now thankfully tripped across and rescued, this is Lullabier with the ridiculously adorable ‘Natale A Ceneda (feat. Faro)’ – a track taken from an EP’s worthy of cosy toed yuletide tingliness whose sparsely radiant peppering of snowy floral posies had us much of a mind to go rummaging out our prized stash of platters by the much missed Le Mans. That said equally tugging on the heart strings is the fragile and frail acoustic rub of ‘White Dizziness’ a wonderfully hymnal hued honey softly yearned in sleepy headed snow shimmerings. Mind you nothing quite hits the spot than ‘With A Star’ the Brian John Mitchell remix no less, who last time we checked was the head honcho of Silber records – who should hopefully be making several appearances here before the year end, this one demurringly dizzied in the image of Cheval Sombre. (The Sunday Experience)

Lullabier taps into a celebratory spirit on the soothing “2512”. Rather tender in tone, the songs unfurl with a gracefulness. Classical, chamber pop, and folk come together into a satisfying whole. Embracing space, the way these pieces seem to float on into the air feels so majestic. Vocals drift off as if in a fantastic dream. Melodies have a great richness to them, while at times flirting with nearly a drone-like ode. By choosing such a wide variety of styles, Lullabier ensures that the whole collection feels fully realized and emotionally moving. Things start off on a graceful note with the stylish soothing tones of “Natale a Ceneda (feat. Faro)”. Featuring a full choir, the entire track positively sparkles with joy. Guitar and piano intersect in such a gorgeous fashion. Little details go a long way, from the little flourishes of melody to the quiet rhythm. Multifaceted with its approach “Natale a Serravalle” celebrates togetherness with acoustic guitars drifting up into the air. Intimacy gives “White Dizziness (acoustic)” a lovely hue. Quite patiently Lullabier go for a meditative emotional approach, as the song unfurls with a degree of timelessness. Voices come together to become a great tapestry of sound. By far the highlight of the collection “With a star (Brian John Mitchell Remix)” feels akin to a sonic blanket, with the many layers working to deliver something that feels so reassuring. Ending the collection “With a star (Brian John Mitchell Remix)” feels the just right level of sleepiness. With “2512” Lullabier go for an intimate style, one that feels so warm and inviting. (Beach Sloth)

Quand mon artiste de slowcore italien préféré (mais non il n'y en a pas qu'un !) sort un EP de chants de Noël retravaillés dans sa langue d'origine, forcément je suis fortement intéressé. D'autant que si je ne suis pas forcément un grand amateur de tout ce qui touche aux fêtes de fin d'année, j'apprécie en revanche toutes les compositions originales ou interprétations décalées qu'elles peuvent faire naître chez les artistes "indés". Or il n'y a pas de ça ici, Lullabier restant extrêmement fidèle à l'esprit de Noël, tout en se réappropriant musicalement le truc. Bref, c'est beau, c'est relaxant mais ça reste difficile à écouter à un autre moment qu'en décembre...(Dans Le Mur Du Son)

"Nylon" reviews

Particolare interessante come Vittorio Veneto sia un luogo speciale per la musica: gruppi ed etichette di quella città hanno sempre qualcosa da dire e sempre su temi che mi trovano interessato, non credo che sia un caso. Se aggiungo poi che per motivi extra musicali è un posto che frequento, che mi piace la glera e anche il montasio… dovrei chiedere la residenza! Scopro solo oggi Andrea Vascellari (parente di Nico? non importa, attivo anche come Lullabier) e il suo progetto ambient drone Firetail: l’uscita digitale è davvero concisa, con tre brani per nemmeno un quarto d’ora di sola chitarra acustica ed effetti ma vale la pena non lasciarla da parte, soprattutto se siete come me fan dell’ambient tranquilla e malinconica. Tra tutti i riferimenti possibili quello di Nathan Amundson/Rivulets (uscito anche su Silentes, sempre di Vittorio Veneto) è il più vicino e non è un nome da poco: melodie dolci ed echi vi culleranno per quei pochi minuti e dopo vi ritroverete come alla fine di un breve sogno ad occhi aperti da pomeriggio di fine estate. (Sodapop)

Firetail goes for a subtle style with the subdued “Nylon”. By opting for such a delicate touch, the pieces resonate much more strongly. Over the course of the journey everything feels so soothing and so familiar. Every piece builds off the last, resulting in an unspoken narrative. By taking on a hushed awe, the pieces have a meditative quality to them. Volume works wonders in revealing the many charms, the gorgeous twists and turns that Firetail embarks upon. Gentle to its very core, Firetail’s restraint results in an interesting intersection of shoegaze meets drone, post-rock meets classical. Multifaceted, Firetail presents a soothing sort of realm one that feels vibrant. Pastoral imagery flashes across the tactile work of “June Bugs” which opens the collection up with an understated gracefulness. Coming into bloom with such care the entirety of the piece works wonders, delving into a mysticism of sorts. On “Own Temple” the song burrows into the psyche, as various guitar feedback gathers greater levels of intensity. Usage of layers further ensures that the evolution of the track becomes outright impossible to fully pin down. By far the highlight of the collection comes at its conclusion, the intricate ornate “Rose Keeper”. Aptly named, the song possesses a tremendous amount of color. Embracing a hypnotic sort of looping everything simply revolves around the deeply felt heart of the piece, the tender tones. With “Nylon” Firetail effortlessly merges ambient, rock, and drone into a satisfying reassuring whole. (Beach sloth)

After a three year wait, Italian artist/producer Firetail, aka Andrea Vascellari, has returned, with a new EP, Nylon. The three tracks are an original take on ambient music, having been performed entirely in one take and utilizing only a classical guitar. Eschewing the normal banks of synths, Vascellari creates a mesmerizing soundscape of varied sonic vibes. Lush and pleasing, he takes the classical guitar into otherworldly textures and soothing melodic structures, that at times suggest violin and cello. An altogether imaginative and welcome experience. (Floorshime zipper boots)

Firetail is the endeavor of Andrea Vascellari, who recorded this 14-minute EP in one take earlier this month. Aptly titled, Nylon features just classical guitar, albeit heavily processed. The result is a set of three short drones. The source material for each can be discerned with careful listening – vibrating, rattling, and scraping of strings. But from there Vascellari uses delays to overlap tones into rolling waves of sound that ebb and flow. While minimalist in nature, Nylon encompasses both pastoral and mildly harsh moments. Vascellari is at his best when unleashes rapidly morphing walls of noise that demand the listener’s attention. Still, Nylon can be enjoyed on many levels, and the detail therein will reward those who are looking for immersive or observational musical experiences. (Avant music news)

2512

La prima cosa pubblicata a nome di Lullabier è stata White Dizzines, una nenia lo-fi che nel 2009 Brian John Mitchell volle inserire in una compilation natalizia della sua cult-label Silber Records.
Oggi ho il privilegio di poter collaborare nuovamente con Brian: sotto la doppia egida Silber e VeniVersus esce infatti 2512, un breve ma intenso EP natalizio, frutto anche della collaborazione con l'amico Faro (Stefano Faraon), in cui a brani originali sono affiancate le rivisitazioni di classici come Stille Nacht e Just Like Christmas.
Oltre che in formato digitale, l'EP può essere acquistato tramite BandCamp in Vinyl-CD (edizione limitata di 33 copie, in cartonato a 4 facciate formato A5,  artwork spettacolare di Sebastiano Girardello, e copy number timbrato a mano sulla superficie del cd).



Natale a Serravalle + Live 2017

In occasione di questo periodo natalizio ho realizzato una nuova canzone, basata sul tema di Stille Nacht. Riprendendo una vecchia idea di Simon & Garfunkel, ad alcuni versi dedicati alla mia città (anzi, al mio quartiere) ho affiancato un finto radiogiornale, grazie alla collaborazione dell'amico Federico Campodall'Orto.
Alla pagina Testi potete leggerne i versi, dal player sottostante potete ascoltarla.

* * *
Il 2017 per Lullabier inizierà poi nel migliore dei modi, con un nuovo concerto al Centro Yoga LiberaMente di Vittorio Veneto (uno dei posti migliori in cui abbia mai suonato). Mi esibirò accompagnato da chitarra classica e video rilassanti. Si può entrare liberamente, purché scalzi.
Vi aspetto.

Recensioni di "Lost In Translation"

Nella sua consapevole e fortemente voluta marginalità, stabilire se sia vocazione o condanna è lasciato alla personale interpretazione di ognuno, Andrea Vascellari non ha avuto difficoltà nel trovare sodali per "Lost in Translation", in cui ha chiesto a titolari di sigle come, tra le altre, Lycia, Rivulets, Zelienople, Tram, Dakota Suite, Coastal di tradurre in inglese i testi originali di alcune delle canzoni già pubblicate come Lullabier, riarrangiate per sola chitarra acustica, sfondo ambientale e linee vocali sottolineate, perpetuando quella decisa virata in direzione slowcore sancita dal precedente "Osservazione rilassamento e assenza di giudizio" e a cui vengono più marcatamente ricondotti anche brani apparsi in "Fitoterapia". Nella mai discussa coerenza dell'insieme, spiccano in una sequenza di semplice, forse elementare, bellezza, Escape, Icarus, Twilight, a scivolare in un profilo folk di una nitida malinconia che si sublima nella totale, disillusa, desolazione di Gleam, ma non si rifiuta qualche apertura a scenari per inquietudine miti, esemplari Snow, Animals, forse anche la rassegnazione di Desire. Per chi non può prescindere dal supporto fisico, fosse pure CDR, sono un'assurdità, data la qualità del disco, le appena 26 copie disponibili, bel dono per gli altri il gratuito download da Andrea elargito. (Blow Up)

Slowcore è termine che ben descrive l'andare sonoro di Andrea Vascellari, un musicista che sa giungere al centro dell'anima e lentamente riesce a risalire portando con sé la poesia che lì giaceva intatta. Dopo un anno di silenzio Lullabier torna a recitare i suoi intimi racconti incastonati di silenzio, accordi di chitarra e droni e lo fa a più voci, utilizzando i testi tradotti in inglese delle sue canzoni. Traduzioni eseguite da suoi simili, appartenenti a quel mondo acustico che sa diluirsi lungo i percorsi dolcemente solitari del songwriting: Tara Vanflower, Mark Rolfe, Brian John Mitchell, Nathan Amundson, Brian Przybylski, Matt Christensen, Paul Anderson, Chris Hooson e Jason T. Gough. Lullabier ne ha scelti nove, tra i suoi preferiti, e li ha invitati a proseguire e tradurre un percorso di intimità non solo sonora, aggiungendo così sfumature diverse ad un racconto sospeso tra il sogno e la poetica legata ad una modalità romantica che profuma di nebbia e fitta boscaglia. Rising for the moon. (Rockerilla)

È decisamente un punto d'arrivo, questo "Lost in Translation", per Andrea Vascellari, "il" cantautore slowcore italiano per eccellenza, abbastanza solo da noi nel suo genere per dover trovare conforto all'estero: per questo disco, si è avvalso della collaborazione di una lista piuttosto impressionante di personaggi (Mark Rolfe dei Lorna, Tara Vanflower dei Lycia ecc.), che hanno tradotto per lui i testi di canzoni edite, ma riarrangiate seguendo il gusto degli esordi del progetto Lullabier: acustica e field recording.
Il risultato è gradevolmente terapeutico, con quel pizzico di distacco dai testi, dato dalla lingua straniera, che rende più facile l'ascolto, soprattutto dato lo stile "ascetico", ultra-minimalista di Andrea, che in lingua nativa può risultare respingente.
Dal punto di vista strettamente musicale, gli arrangiamenti ai minimi termini richiamano placidi moti ondosi e lontani echi di tempesta, alla maniera dei Kings Of Convenience più introversi, o dell'ultimo Matt Elliott.
Si tratta, insomma, di un punto d'arrivo, ma anche di partenza, per Andrea, davvero ispirato nell'interpretazione del suo repertorio, per come azzecca i piccoli accorgimenti con cui sottolinea i passaggi dei suoi brani (l'uso della voce in "Bonds", il suono "sitaristico", liturgico della chitarra in "Fire" e "Desire", e così via). (OndaRock)

Nella penombra a lui più congeniale e in maniera del tutto eccentrica rispetto alla “scena” (?) indipendente nazionale, Andrea Vascellari coltiva ormai da qualche anno con Lullabier l’ambizioso obiettivo di realizzare una credibile proposta slow-core cantata in italiano. Ne ha dato prova nel suo ciclo di album (il più recente “Osservazione rilassamento e assenza di giudizio” risale al 2014), che anche grazie ai suoi contatti, da puro estimatore del genere, con alcuni dei suoi principali interpreti internazionali, ha avuto modo di essere conosciuto e apprezzato all’estero sicuramente più di quanto non lo sia stato in patria.
Da tutto ciò nasce l’idea, in qualche misura uguale e contraria, sottostante a “Lost In Translation”, raccolta di brani già dello stesso Vascellari, affidati all’interpretazione e, appunto, alla letterale traduzione, da parte di nove artisti stranieri. È stato un po’ come restituire alla sua originaria dimensione comunicativa un linguaggio musicale invece non senza fatica piegato alla lingua italiana.
E anche se non tutte le versioni sono perfettamente fedeli (pare che qualcuno dei partecipanti si sia limitato a usare una traduzione automatica!), il delicato intimismo dei brani di Lullabier rivive in una varietà di forme diverse grazie a una schiera di artisti di grande valore, che spazia da Tara Vanflower dei Lycia a Jason Gough dei Coastal, passando per Nathan Amundson, Chris Hooson, Matt Christensen e altri ancora. Ciascuno aggiunge la propria sensibilità a brani che vivono di vita nuova, pur continuando a brillare del tocco lieve dell’artista italiano; così, ciascuna canzone potrebbe ben essere scambiata per un originale dei vari Lorna, Dakota Suite, Rivulets, etc., dalla dimessa introspezione di Hooson all’aggraziata fluidità pop di Mark Rolfe, dalle fragili linee acustiche di Hooson ai torpori crepuscolari di Matt Christensen.
Benché l’operazione sottostante a “Lost In Translation” fosse, in fondo, non meno difficile di quella condotta da Vascellari nella sua lingua natale, la riuscita è sorprendentemente piacevole, un regalo (nel formato digitale) da parte di un appassionato del genere ad altri appassionati che sapranno senz’altro apprezzarlo. (Music Won't Save You)

Oi Amici! Eccoci tornare a segnalare con decisa vocazione difficile un disco che apparentemente, così ad un primo ascolto pare pure facile. Non sarebbe, però, corretto liquidare come “semplice” il nuovo lavoro di Lullabier.
L’artista di Vittorio Veneto (estremo nord-est della provincia di Treviso) ha chiesto a 9 musicisti stranieri di tradurre 9 pezzi già precedentemente editi in italiano dallo stesso slowcorer veneto. Il risultato è una raccolta di pezzi riscritti e riarrangiati in maniera minimale e minimalista: voce, chitarra acustiche, elettronica.
La musica, così vicina a Low e altre band slowcore, è intensa e densa nonostante i pochi suoni utilizzati ed è, infine, sicuramente difficile per i pochi riferimenti lasciati a chi ascolta oltre alle poche parole e ancor meno note che tratteggiano i paesaggi sonori di Lullabier. (Musica Difficile Italiana)

Proving that slowcore is alive and well, Lullabier’s “Lost In Translation” is a powerful, moving album. Reminiscent of similar slowcore bands like Low and a kinder version of Codeine, the exploratory sensibility of the group keep things quite engaging. Crisp, folk-infused arrangements flow throughout the album. Throughout the album Lullabier lets elements of folk, rock, and dream pop comes together to develop into a serene swirl of sound. Lyrics have a poetic quality to them as they seemingly evaporate into the air. 
A blissful organ opens the album off on a note of grandeur with “Escape”. From there a spry and simple yet effective beat take hold. Rather touching in its temperament is the reflective work of “Icarus”. The deliberate pacing of “Bonds” makes it one of the album highlights. With a gorgeous chorus the song has a peaceful meditative quality to it. Nimble guitar work adds to the tactile, emotional impact of the sound. Languid rhythms reveal themselves on the sleepy style of “Snow”. Easily the highlight of the album “Snow” has a warm inviting presence to it. Rather loose and free is the spirited performance of “Desire”. Tender in tone is the gentle “Gleam” another highlight of the album. Ending the album off on a playful note is the celebratory “Animals” whose tribal rhythm works wonders. Nearly psychedelic in hue the song possesses a true sense of comfort. 
Tasteful, timeless, and elegant, Lullabier’s “Lost In Translation” is a satisfying, lovely piece of work. (Beach Sloth)

FZB favorite Lullabier is back with Lost In Translation, his new album of songs reimagined. The album features nine tracks from previous releases translated to English and rerecorded with only vocals, acoustic guitar and an ambient accompaniment. Starkly beautiful, engaging and intimate, this is our favorite thing that Lullabier has done. A masterpiece that is a must have. Stream and download Lost In Translation at the link below. (Floorshime Zipper Boots)

C'est le grand retour de l'italien Lullabier avec Lost In Translation où il ré-orchestre et reprend en englais neuf de ses chansons traduites par des amis musiciens et qui est disponible en "name your price" sur Bandcamp où l'on peut aussi acheter la version CD. Indispendable! (Dans Le Mur Du Son)

Lullabier ist eine aus italien stammende folk, alternative band, die von andrea vascellari gegründet wurde. er selbst beschreibt seine musikrichtung als slowcore, drone-folk, ethereal pop.
auf ihrer bandcamp-seite gibt es das album als free-download bzw. als "buy now name your price", tippt einfach 0 ein wenn ihr auf "buy now name your price" klickt. (Don Quichote)

Lost In Translation


Dato che in passato diversi ascoltatori stranieri mi avevano scritto cose del tipo "bella musica, anche se non ho idea di cosa tu stia dicendo", un anno fa mi è venuto lo spunto di chiedere ad alcuni dei miei musicisti anglofoni preferiti di tradurre in inglese i testi delle mie canzoni "più fortunate". 
Così è nato Lost in Translation, con cui ho finalmente realizzato un sogno, collaborando con artisti eccezionali, tra cui (in ordine di apparizione) membri di Lycia, Lorna, Remora, Rivulets, Shores, Zelienople, Tram, Dakota Suite, e Coastal
Da un punto di vista musicale, quest'album è quanto più si avvicina all'idea che ho sempre avuto di Lullabier: i pezzi sono stati infatti riarrangiati utilizzando essenzialmente chitarra acustica, armonie vocali e sottofondi ambient, e il risultato è un insieme di minimali ninnananne folk, in ossequio, oggi più che mai, al principio del "less is more". 
Con le dovute proporzioni, Lost In Translation è il mio Admiral Fell Promises, il mio Mark Hollis, il mio Pink Moon.

L'album può essere scaricato gratuitamente in Mp3 o in formati lossless da Bandcamp (il download comprende un booklet digitale correlato di testi artwork del grande Saverio Acqualunga): http://lullabier.bandcamp.com/album/lost-in-translation



A giorni l'opera sarà inoltre disponibile in edizione Vinyl-CD a tiratura limitata (26 copie), contenuta in una confezione cartonata assemblata e dipinta a mano.

Spero vi piaccia.